Workshop Estetica del lavoro

Pubblicato il 27 Febbraio 2020 Categoria:

Workshop Estetica del lavoro

Experience. Questa è la parola da cui tutto parte. Ma cosa vuol dire realmente?

Si può fare esperienza in tanti modi, in una relazione, al lavoro, o anche solo leggendo un libro, ma il vero significato della parola si nasconde nella natura della parola stessa, ovvero nel contatto diretto con la realtà.

Alexis Carrel, premio Nobel per la Medicina e la fisiologia nel 1912, diceva: “Poca osservazione e molto ragionamento conducono all’errore; molta osservazione e poco ragionamento conducono alla verità”.

È proprio l’osservazione, infatti, il primo e vero tentativo di fare esperienza.

Dunque, per vivere un’esperienza, occorre avere uno spiccato spirito di osservazione?

Bisognerebbe realmente andare a fondo della questione, ma una cosa è certa, la vera esperienza la viviamo quando siamo chiamati ad essere noi stessi, quando ci scontriamo con la realtà, per quello che è, quando incominciamo a disegnare la strada verso l’inarrestabile desiderio che ci muove ogni giorno.

Questa è ciò su cui si fonda l’esperienza del workshop “Estetica del lavoro“, un momento fondamentale della proposta educativa e formativa di JobsAcademy, dove lo scopo principale è far emergere lo spirito di intrapresa e di imprenditoria di ogni studente.

Indice:

Imprenditori di se stessi

Il workshop è un momento dove i talenti di JAC, si mettono in gioco lavorando su un caso aziendale e sviluppando attorno ad esso un progetto imprenditoriale.

Quest’anno il tema per le classi del primo anno è la Fabbricazione digitale, un tema attuale, che accomuna sia chi viene da un percorso tecnico che business.

Gli studenti si dividono in gruppi misti e collaborano insieme per presentare un’idea imprenditoriale di fronte ad una giuria di esperti che ne valida i risultati.

Tra le opportunità che questo momento può offrire c’è sicuramente lo spirito di collaborazione che si viene a creare tra gli studenti dei gruppi. Non ci si conosce, o per lo meno in alcuni casi solo di vista, ma alla fine si diventa un vero e proprio team-work unito dal raggiungimento di un obiettivo comune.

Spirito di comunità, ma anche un sano spirito di competizione, perché alla fine solo un gruppo verrà decretato come “vincitore” dalla giuria.

Crediamo che lo spirito di imprenditoria sia un elemento fondamentale per la crescita umana e professionale dei talenti che vivono l’esperienza in JAC, ecco perchè il workshop rappresenta parte del processo fondamentale per diventare imprenditori di se stessi.

Inside the Experience

Il workshop delle classi prime è stato organizzato e diviso in quattro giornate. La prima giornata si è svolta lo scorso 23 gennaio, ed è stato un momento introduttivo dove gli studenti hanno incominciato a “mettere le mani in pasta” e a fondare le basi della propria idea imprenditoriale.

Le successive tre giornate si svolgeranno invece a fine marzo, in una trasferta che si basa su due parole chiave: esperienza e lavoro.

In questi due mesi gli studenti, divisi in gruppi, dovranno sviluppare sempre di più il progetto imprenditoriale sul tema della fabbricazione e innovazione digitale.

A supporto dei gruppi, ci sono i Coach, nelle vesti di “facilitatori“, che accompagnano i ragazzi verso il raggiungimento dei propri obiettivi e che li indirizzano verso le successive fasi di sviluppo del progetto. I Coach sono delle persone che monitorano passo per passo l’esperienza quotidiana degli studenti in Fondazione, accompagnandoli verso la propria crescita personale e professionale.

A coordinare la gestione del workshop, c’è lo studio di Consulenza Alef Consulting, composto da un Team di professionisti che quotidianamente aiutano le imprese a far crescere il proprio business e a perseguire gli obiettivi aziendali.

Cosa rende un gruppo vincente?

Ogni gruppo deve fare i conti con una serie di fattori esterni che possono influenzare lo sviluppo del progetto imprenditoriale che li vede protagonisti:

Il contesto: il momento socioeconomico in cui si vive attualmente;

Il mercato: le caratteristiche del settore dove si posiziona l’idea imprenditoriale, chi sono i destinatari dell’idea? I competitors? Gli stakeholders?

Le novità: tutta quella serie di fattori che non si possono controllare, ma con la quale bisogna fare i conti e prevedere, per non farsi travolgere dal cambiamento.

Ambiente: inteso come l’insieme di tutti quei fattori che possono influenzare positivamente o negativamente l’idea, e che non si possono direttamente controllare. A differenza delle novità, l’ambiente incorpora molti più elementi che possono condizionare un’impresa o un’idea imprenditoriale. Nello specifico, l’ambiente si divide in Macroambiente e microambiente:

  • Il macroambiente di impresa è l’insieme delle variabili esterne che influenzano la vita di un’azienda. È il contesto ambientale in cui opera l’impresa. Qui troviamo la demografia, la tecnologia e innovazioni tecnologiche, la politica, l’economia e la società.
  • Il microambiente di impresa, invece, è l’insieme delle variabili che influenzano la vita dell’impresa, ma sulle quali si può esercitare un’azione di controllo. Rientrano nella sfera del Microambiente: i fornitori, la concorrenza di mercato, gli intermediari di impresa e i clienti.

A differenza del mercato, dove il fulcro è individuare il settore dove si posiziona l’idea e definire una strategia mirata, nel definire il Microambiente, si stabiliscono quali sono i soggetti che interagiscono con l’azienda e su quali l’azienda stessa può esercitarne un controllo, così da poter pianificare azioni che possono generare un vantaggio competitivo.

Team is the key

Una volta fatti i conti con questa serie di fattori, un’organizzazione per funzionare ha bisogno di un team compatto mosso da una visione comune, e qui arriva il bello.

Un team non è solo un gruppo che lavora insieme ad un progetto, ma è innanzitutto un insieme di persone, ognuna con una propria storia, un proprio vissuto, con delle proprie competenze, conoscenze e passioni.

Ecco che allora il vero segreto che rende un team vincente è proprio la persona, io, tu, la singola persona fa la differenza e può cambiare drasticamente gli equilibri di un gruppo e quindi dello sviluppo di un intero progetto.

“Se tu non ci sei manca qualcosa di prezioso e il gruppo non funziona”. 

Molto spesso nelle aziende ci si concentra tanto sui fattori esterni perdendo di riferimento il bene più prezioso che può fare la differenza, la persona.

Il workshop rappresenta l’occasione per essere anzitutto persone, mettersi in gioco, essere presenti e condividere i propri desideri.

Affrontare l’innovazione digitale con Massimo Moretti di Wasp

Quest’anno il tema del workshop è lo sviluppo di un’idea imprenditoriale nel campo della Fabbricazione digitale. La sfida è stata lanciata da Massimo Moretti di Wasp, un’azienda leader nel settore della stampa 3D che ha fatto della propria visione di cambiare il mondo il proprio punto di forza.

Sono state tantissime le domande che gli studenti hanno posto a Massimo, che nella sua vita non ha vissuto solo grandi successi, come quello di Wasp, ma si è ritrovato ad affrontare anche numerose situazioni scomode, che lo hanno reso la persona che è oggi.

Ciò che ha mosso particolarmente la curiosità dei ragazzi è stato come ci si possa rialzare dopo un fallimento, lavorativo o personale che sia.

Per alcuni può risultare un processo facile che dura pochi mesi, per altri invece un momento negativo della propria vita difficile da superare che ci si trascina per anni, ma per Massimo il fallimento non esiste, perché in esso è nascosta l’opportunità di crescere e migliorare.

Su questo il vocabolario anglosassone ci viene in aiuto; il verbo to fail, che significa fallire, nasconde infatti un significato profondo.

First Attemt In Learning – Il primo tentativo di apprendimento.

Si può imparare, eccome, anche fallendo.

Un insieme di esperienze che fanno la differenza

Un altro tema affrontato con Massimo Moretti fa riferimento a quanto sia fondamentale il gruppo nello sviluppo di un’idea imprenditoriale.

Non bastano le competenze, non bastano le conoscenze, se non si è mossi da una visione comune.

Ciò che Massimo ha voluto trasmettere agli studenti si fonda proprio su questo: un team deve essere unito da un intento comune, ci deve essere attrazione verso qualcosa.

Una comunità, un gruppo, per essere definito tale, ha bisogno di tanti manager di sé stessi che si sentano coinvolti, che sposino una visione, ma soprattutto che riflettano le proprie esperienze vissute sull’organizzazione.

Sono proprio le esperienze del singolo, condivise con gli altri, che possono aprire a profonde riflessioni e dare vita a piccole iniziative che possono trasformarsi in grandi strategie.

Next steps

L’obiettivo della prima giornata del workshop per ogni gruppo è stato sviluppare i primi step di un’idea imprenditoriale:

  • Identificare l’idea: questo è il primo step e forse anche il più complicato. Non è semplice scegliere un’idea che sia comune a tutto il gruppo, ognuno infatti è mosso dalle proprie visioni e deve fare i conti con quelle di tutte le altre persone che lo circondano.
  • Mission: identificare la mission e in quali valori si identifica l’idea. Quali sono i valori del gruppo? Un’idea è anche e soprattutto figlia dei valori delle persone che compongono il gruppo;
  • Il nome dell’idea: un progetto necessita di un nome, che lo renda distinguibile e unico agli occhi del mercato.
  • Identificare i benefit: in questa fase gli studenti hanno dovuto identificare quali sono i benefici sociali ed ambientali che desiderano perseguire con il proprio progetto.

Le successive fasi si vivranno in una trasferta di tre giorni a fine marzo, tra testimonianze di imprenditori di successo e visite aziendali, con l’obiettivo di vivere il lavoro in un percorso di crescita che nasconde un orizzonte più grande.

Video dell’evento